Autunno in Cerchio (Armonico)

Autunno in Cerchio (Armonico)

Ecco l'autunno alle porte, tutti già pensano al cambio degli armadi, alle attività invernali e al lavoro incombente ... noi del Cerchio...

giovedì 23 maggio 2013

Dei simboli del Reiki e altre riflessioni...






Camminare sulle acque

Un giorno un uomo dalla mentalità convenzionale, prodotto di un'austera scuola religiosa, stava passeggiando lungo un corso d'acqua, completamente assorto in problemi teologici e morali, perché quella era la forma che l'insegnamento aveva assunto nella comunità cui apparteneva. Per lui la religione emotiva corrispondeva alla ricerca della Verità Suprema.
All'improvviso il filo dei suoi pensieri fu interrotto da un forte grido: qualcuno stava ripetendo un'invocazione: “U YA HU”
"Non serve a niente", si disse il teologo, "poiché quell'uomo pronuncia male le sillabe. Anziché salmodiare YA HU, dice U YA HU..."

L'uomo ritenne allora che fosse proprio dovere - lui che aveva studiato con tanto zelo - correggere quel poveretto che sicuramente non aveva avuto l'opportunità di essere guidato nel modo giusto, e che probabilmente faceva solo del suo meglio per entrare in armonia con l'idea sottesa nei suoni. Noleggiata una barca, remò in direzione dell'isola da cui sembrava provenire la voce.

In una capanna di canne scorse, seduto per terra, un uomo che si dondolava al ritmo della ripetizione della formula iniziatica.
"Amico mio", gli disse, "la tua pronuncia è sbagliata. Mi preme dirtelo perché è meritevole dare consigli e altrettanto meritevole accettarli. Ecco come devi pronunciare". E glielo spiegò.
"Grazie", disse l'altro con umiltà.
 L'uomo risalì in barca, molto soddisfatto di aver compiuto una buona azione. Dopotutto, non è noto che colui il quale riesce a ripetere correttamente la formula sacra possieda anche il potere di camminare sulle acque?
Egli non aveva mai visto nessuno compiere un simile prodigio, ma aveva sempre sperato, per qualche ragione, di riuscirci prima o poi.
Dalla capanna non arrivava più alcun suono; tuttavia, era convinto che la lezione avesse dato i suoi frutti. Fu allora che udì un U YA HU pronunciato con esitazione: il derviscio dell'isola si era messo nuovamente a pronunciare la formula a modo suo...
Mentre il teologo era assorto nelle proprie riflessioni, meditando sulla perversità degli uomini e sulla loro cocciutaggine nel perseverare nell'errore, i suoi occhi scorsero uno strano spettacolo: l'uomo della capanna aveva lasciato la sua isola e stava venendo verso di lui camminando sulla superficie dell'acqua...
Stupefatto, smise di remare. L'altro lo raggiunse e si rivolse a lui con queste parole:
"Fratello, perdonami se ti importuno, ma sono venuto a pregarti di insegnarmi ancora una volta il modo corretto di ripetere l'invocazione, perché ho difficoltà a ricordarlo".

Considerazioni personali:

Questa È una storia antica  dal significato profondo.
Siamo consapevoli di quanto siamo imbrigliati dalle nostre convinzioni, dal nostro "sapere", da quanto ci è stato inculcato nella nostra cosiddetta "educazione"?
Crediamo, a torto, che il nostro modo di vedere le cose sia quello giusto e che solo ciò in cui noi crediamo possa condurci alla Verità.
In realtà non è importante la “formula magica” o il modo di pronunciarla e neppure verso chi indirizzarla. La cosa importante è la convinzione e la fede nella riuscita che imprimiamo in ciò che pensiamo, desideriamo e pronunciamo.
Se tu hai fede puoi spostare le montagne, diceva Gesù…e persino camminare sulle acque…
Un abbraccio di Luce per tutti
Giuseppe Bufalo

L'uomo non ha limiti e quando un giorno se ne renderà conto, sarà libero anche qui in questo mondo. (Il Sommo Maestro Giordano Bruno)

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Questa storia, pervenutami dall'amico Giuseppe tramite mail, mi ha subito riportato alla mente una riflessione che ho sempre fatto sul Reiki. 
"Il mio Reiki è più forte di quello di quell'altra scuola" ecco una frase che ho sentito molte volte e che ha portato alcuni "maestri" Reiki a "personalizzare" questa meravigliosa e semplice "tecnica" di trasmissione di energia...
ed ecco la riflessione: innanzitutto il Reiki, essendo energia, NON può essere di qualcuno... al massimo siamo strumenti della sua trasmissione e di una missione di "risveglio" per usare un termine molto caro a Gurdjieff, che è anche una strada per continuare a crescere ed espandere la propria coscienza.
Un'altra annosa questione, rimanendo in ambito Reiki, è quella dei simboli che vengono "passati" da insegnante ad allievo nel seminario di secondo livello. Ogni "scuola" è convinta di avere i simboli "originali" di Usui...sorrido e continuo la riflessione...all'epoca di Usui, tali simboli erano segreti e gli allievi li memorizzavano per poi bruciare tutti i disegni eseguiti per impararli...è naturale che in una tradizione basata semplicemente sull'aspetto mnemonico, qualcosa si possa perdere...e allora? i simboli non servono più al loro scopo? perdono forse la loro forza e la loro componente sacra?
cosa c'è dietro ogni simbologia sacra se non un'intenzione di cui essa stessa è "caricata"? e a cosa servono i rituali se non ad "attivare" tali simbologie? Il rito non è solo una esperienza psicologica, ma  una esperienza antropologica che cioè appartiene per natura all'uomo. 

I riti tendono ad annullare lo spazio e il tempo che separano il presente dal principio, vogliono contrapporre al caos quotidiano l'ordine divino primordiale, archetipico , riattualizzandolo.
Per far questo devono introdurre l'anima nel tempo primordiale, sollecitarla, attivarla ed orientarla nel Mistero.
I rituali in tutte le culture, attivano il senso animico dei partecipanti  utilizzando i simboli sacri, cioè tutte quelle immagini e parole che sono modelli originari per attivare l'anima e risvegliare conoscenze antiche e sopite nelle pieghe delle vite passate.
Dunque a conclusione di questa breve riflessione, aggiungo che potrebbe essere vicino il tempo in cui per "attivare" al Reiki non ci sarà nemmeno più bisogno dei simboli perché essi vengono così interiorizzati da chi li utilizza per armonizzare il REI con il KI di una persona, che basterà forse uno sguardo, appunto una intenzione e l’intenzione è qualcosa di più del semplice “volere” qualcosa. E’ una energia che sta dietro il volere. Se la volontà è il timone della nave-uomo, l’intenzione è il vento gonfia la vela.


Con Amore si può realizzare tutto anche ciò che ci sembra impossibile...


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